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	<title>birdwatchers &#187; stampa italiana</title>
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	<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 07:38:13 +0000</pubDate>
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		<title>&#8220;BUENOS AIRES&#8221; D Donna - La Repubblica - maggio 2000</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 15:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bechis</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[scritti pubblicati di Marco Bechis]]></category>

		<category><![CDATA[NUOVA STAMPA Marco Bechis]]></category>

		<category><![CDATA[stampa italiana]]></category>

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Note di viaggio su BUENOS AIRES di Marco Bechis
&#8220;Mi sono fatto quindici mila chilometri per  arrivare  in una città che  mi sembra  di conoscere &#8220;. Diceva nel 1990 un produttore italiano che si guardava in giro in un angolo del centro  di Buenos Aires. Buenos Aires non ha niente di particolarmente strano,  di esotico.. Buenos [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal">Note di viaggio su BUENOS AIRES di Marco Bechis</p>
<p class="MsoNormal">&#8220;Mi sono fatto quindici mila chilometri per<span>  </span>arrivare<span>  </span>in una città che<span>  </span>mi sembra<span>  </span>di conoscere &#8220;. Diceva nel 1990 un produttore italiano che si guardava in giro in un angolo del centro<span>  </span>di Buenos Aires. Buenos Aires non ha niente di particolarmente strano,<span>  </span>di esotico.. Buenos Aires non ha niente di particolarmente strano, di esotico. I fotografi si ostinano a scovare il folcklore, ma non riescono quasi mai a coglierene l&#8217;essenza: una città con influenze di molte altre città, che però non assomiglia a nessuna in particolare. Borges diceva che in Europa gli italiani vivono di fianco ai francesi che a loro volta vivono vicino agli spagnoli, agli inglesi, ai tedeschi mentre la vera Europa era l&#8217; Argentina perché le diverse razze lì si sono mescolate. Salvo poi essere stato smentito da che cosa è successo sotto i suoi piedi negli anni settanta, quel bel crogiuolo di razze europee ha fatto scomparire trentamila connazionali, anche loro rigorosamente mescolati.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Quando arrivo all&#8217;aereoporto<span>  </span>di Buenos Aires sono subito infastidito dalla lingua porteña. Il porteño, l&#8217;abitante del porto di Buenos Aires, è detestato dal resto degli abitanti della nazione e da molti altri paesei sudamericani. Una battuta dice che un porteño va venduto per il prezzo che dice di valere e va comprato per il prezzo che vale. Caustica, ma forse riflette la superficialità con cui si è formata l&#8217;identià nazionale in quel paese. Nel 1810 alcuni intellettuali che viaggiavano spesso in Europa si sono messi intorno a un tavolo nell&#8217;edificio che oggi è il Cabildo, in Plaza de Mayo e hanno discusso che tipo di stato si poteva inventare. Messe insieme un po’ di idee scopiazzate dall&#8217;Europa, hanno fondato la Repubblica<span>  </span>e hanno intrappreso le guerre di indipendenza contro la Spagna e hanno poi ricacciato in mare le flotte inglesi che tentavano di invadere Buenos Aires. Il gorverno nazionale si e&#8217; consolidato, ma il potere era nelle mani di pochi. Ai condottieri che si avventuravano al sud, verso la Patagonia, le autorità dicevano: &#8220;galoppa con il tuo cavallo finchè vuoi, fermati e costruisci un recinto:<span>  </span>tutta la terra che hai attraversato, se riesci a difenderla,<span>  </span>è tua&#8221;. In quattro e quatrotto, un manipolo di famiglie sono diventate le proprietarie del paese intero. Questa è &#8220;l&#8217;aristocrazia argentina&#8221;: gli Alvear, i Roca, cognomi che oggi sono stampati nelle strade, nelle piazze, nei monumenti, nelle banconote. Omaggio agli sterminatori dei legittimi abitanti di quelle terre. Che erano pochi. Gli Ona, i Patagones, sono alcune delle tribu che sono state sterminate.</p>
<p class="MsoNormal">A Buenos Aires<span>  </span>ci sono le tracce vicibili dello sterminio del secolo scorso e di quelli più recenti. In fondo alla plaza de Mayo c&#8217;e&#8217;<span>  </span>palazzo coloniale bianco, dentro a quel palazzo è stata fondata la Repubblica Argentina e al centro della stessa piazza, intorno a un monumento e di fronte alla storica Casa Rosada ci sono disegnati per terra dei fazzoletti bianchi, annodati come a cuffia, intorno alla testa. Ma la testa non c&#8217;è, non è stata disegnata. E&#8217; il simbolo delle madri di plaza de mayo che nel 1977 hanno incominciato a marciare intorno a quel monumento, senza paura. Protette dai giornalisti stranieri, molte di loro anche secuestrate, continuano oggi a marciare chiedendo giustizia che non c&#8217;è stata.<span>  </span>Ogni giovedì. Vogliono sapere dove sono finiti i 30000 ragazzi scomparsi.</p>
<p class="MsoNormal">L&#8217;avenida Alvear, che soboccia nella piazza della Recoleta dove c&#8217;è il cimitero dei potenti. Lì sono seppelliti i capostipiti e i discendenti delle famiglie che si sono appropriate delle terre, c&#8217;è anche la tomba di Evita Peron, ignorata dagli argentini. Curioso destrino quello del cadavere di Evita, imbalsamato e custodito dall&#8217;imbalsamatore per anni, sembra che si fosse inamorato del corpo inerte, poi trafugatoi dai miliatari nel 1955 e sotterrato anonimamente nel cimitero monumentale di milano dove e&#8217; rimasto soot falso nome fino al 1972. Ci sono state manifestazioni, scontri, sequestri estorsivi per riavere il corpo di Evita, oggi è lì, alla Recoleta e la tomba è sempre deserta. Ogni tanto qualche turista la ritrova.</p>
<p class="MsoNormal">Avenida Alvear, che ha preso il nome dal Generale Alvear, uno dei più grandi sterminatori di indiani, è la strada degli appartamenti ricchi. Le portinerie in vetro sono grandi come campi da tennis. I portinai sono in realtà poliziotti in borghese, armati. C&#8217;è paura. Chi tra di loro invece abita fuori città<span>  </span>perché preferisce il contatto con la natura, ha costruito delle case all&#8217;interno dei cosidetti Country Club, zone recintate e protette da torrette in cemento armato con giardie armate 24 ore al giorno. E di fianco a questi complessi monumentali con dentro piscine, cami da tennis, campi da golf, sorgono le bidonville. Ho visitato alcuni di questi Country Club e mi è capitato di vedere i ragazzini ricchi che giocavano in piscina e al di là del recindo di filo spinato, vedere le bidonville dove l&#8217;acqua non c&#8217;è.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">In piazza Recoleta forse la cosa più bella<span>  </span>è un albero, un l&#8217;ombù, un albero gigantesco e panciuto, che si stende per buona parte della piazza e dove fa piacere rifugiarsi. Di fronte all&#8217;ombù c&#8217;è un bar famoso, il bar Recoleta. Nel 1975 è stato bruciato da alcune bombe molotov perché ritrovo dell&#8217;&#8221;oligarchia&#8221;. E&#8217; stato subito rinnovato.</p>
<p class="MsoNormal">I bar sono esclusivamente per stare seduti. Può capitare che qualcuno dica che non ha tempo di prendere il caffè con te, perché ha solo dieci minuti. Andare in un bar vuol dire rimanere intorno ad un caffè per ore, a spegnere le sigarette nel piattino di sotto. I bar sono dappertutto, pieni di camerieri in giacca bianca, sempre con un enorme vassoio e uno straccetto umido per pulire il tavolo. Impeccabili. Sono una razza misteriosa. Non esistono scuole per imparare a fare il cameriere,<span>  </span>tramandano il loro comportamento senza far sapere come. Sono tutti irreprensibili, mai una parola di troppo, spesso molta brillantina. Nei ristoranti, sempre loro. Nos scrivono mai le ordinazioni, ricordano tutto a memoria. Mi sono sempre chisto che sistema mnemonico utilizzassero per riuscire a ricordare esttamente le ordinazioni diverse di una decina di persone intorno a un tavolo, dove gnuno cha chiesto cose diverse e condite in modo speciale. Mai guardano in faccia i clienti, spesso si ha il dubbio che abbiano sentito. Tornano dopo una ventina di minuti con i piatti pero ognuno e lo apppoggiano al posto giusto. Ho chiesto un giorno a uno di loro perché non gua. Evidentemente tramandano anche un sistema mnemonico che risale forse a Simonide. Antico come l&#8217;arte della memoria.<span>  </span>Ecco da dove forse Borges si e&#8217; ispirato per il suo famoso racconto &#8221; Funes el memorioso&#8221;, la storia di un ragazzino che non poteva fare a meno di ricordare tutto.<span>  </span>Funes<span>  </span>era capace di ricordare la forma di una nuvola vista due anni prima e associarla con la macchia di umidita&#8217; sul tetto di camera sua; per funes un cane visto di fronte era un&#8217;altra cosa da un cane visto di profilo; funes non riusciva ad avere idee astratte, non riusciva a pensare cosi&#8217; oppresso dalla sua straordinaria memoria.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Durante la preparazione di un mio film, a Buenos Aires nel 1998, camminavo a passo spedito con affianco l&#8217; aiutoregista. Discutevamo di un attore che doveva interpretare il ruolo di un troturatore. Con la coda dell&#8217;occhio scorgo attraverso una vetrata, un uomo seduto a un bar che avevo già visto nei rotocalchi: un vero torturatore, amnistiato dalle leggi di Punto final e di Obediencia Debida, un uomo libero per la legge argentina. Senza fermarcii ci siamo guardati il mio aiutoregista ed io, per essere sicuri di aver visto giusto, e dal nostro sguardo abbiamo capito tutti<span>  </span>e due che avevamo visto giusto. Senza fermarmi ho guardato ancora verso la vetrata del bar e con la coda dell&#8217;occhio ho scorto l&#8217;uomo che beveva l&#8217;ultimo sorso del suo caffè con aria soddisfatta era fiero di essere stato riconosciuto, tutto sommato era ancora qualcuno.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Il Rio de la Plata, un fiume largo trenta chilometri nel suo punto piu&#8217; amplio, Dall&#8217;altra parte c&#8217;e&#8217; l&#8217;Uruguay. Il rio de la Plata e&#8217; quasi un mare, quasi perche&#8217;, pur non vedendosi l&#8217;altra sponda, il colore delle sue acque e&#8217; marrone. E&#8217; il delta del fiume Parana&#8217; che nasce in Brasile e sfocia Ma la citta&#8217; di Buenos Aires sembra costruita come se non ci fosse il fiume.<span>  </span>Non si affaccia sull&#8217;acqua ma da le spalle all&#8217;acqua. Ci si faceva il bagno in quelle acque qualche decennio fa, oggi non e&#8217; piu&#8217; posibile. Per insalubrita&#8217; per molti . Per pochi, e&#8217; impossibile guardare quelle acque senza pensare alle migliaia di cittadini gettati vivi dagli aerei durante la dittatura 1976-82, Prima nel fiume, poi per non far ritornare a riva i corpi,nel mare al largo.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">All&#8217;Hotel Castelar in avenida de Mayo, ho passato un anno e mezzo. Non di seguito, ma nell&#8217;arco di tre anni di lavoro.<span>  </span>Nei sotterranei dell&#8217;hotel funziona ancora una delle piu&#8217; antiche saune della citta&#8217;. Tutto marmo e legno. L&#8217;hotel era il piu&#8217; lussuoso dell&#8217;avenida de Mayo, quando quella zona, la zona spagnola, era il centro della citta&#8217; . Oggi il centro lussuoso e&#8217; diventata la pacchiana Recoleta, la piazza di fronte alla Recoleta.</p>
<p class="MsoNormal">In quei sotterranei dove oggi funziona la sauna, negli anni venti c&#8217;era un bar. Era il bar dove si riunivano scrittori e intellettuali. Quando Garcia Lorca visito&#8217; Buenos Aires, dormiva in quell&#8217;albergo e prendeva il caffe&#8217; in quei sotterranei. La struttura dell&#8217;albergo e&#8217; rimasta intatta, tutti i mobili sono stati cambiati nel 1978 in occasione del campionato del mondo 1978. Tutti i mobili liberty con cui erano arredate le stanze sono stati regalati ai dipendenti che li hanno sistemati nei loro magazzini come roba vecchia, e sono stati istallati moderni mobili stile economico. Erano gli anni del delirio consumista e dei desaparecidos. Anche i mobili ci sono andati di mezzo.</p>
<p class="MsoNormal">I marmi che sono stati usati per decorare l&#8217;albergo arrivavano in nave da Carrara. Le navi che arrivavano vuote al porto di Buenos Aires per caricare il grano, avevano bisogno di molto contrappeso per affrontare l&#8217;oceano.<span>  </span>Qualcuno ha pensato allora di caricare il marmo come contrappeso, e non pagando il trasporto, diventava conveniente.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Poco distante dal Castelar c&#8217;e&#8217; un altro bar antichissimo, la Confiteria La Ideal. Costuito negli anni venti rischia ora di essere rinnovato e cancellato. Ha due piani, si suona il tango per i tursti il fine settimana. Ma durante i giorni feriali, di pomeriggio, un&#8217;rchestrina al piano di spora suona dei tanghi per ballerini furtivi. Gli orari sono pomeridiani per permettere a chiunque, prima di tornare a casa dopo il lavoro, di farsi un paio di balli<span>  </span>in pace con degli anonimi. Tango clandestino. Naturalmente la trasgressione e&#8217; limitata al ballo.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">La moglie di uno scomparso, mi racconto&#8217; un giorno che ballo&#8217; a lungo con un uomo maturo. Poi chiaccherarono a lungo, finche&#8217; lei incomincio&#8217; ad avere qualche sospetto: finalmente capi&#8217; che il signore affabile che ballava piuttosto bene, era un ex torturatore in pensione.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Plaza San Martin e&#8217; per me il Cavanagh, un edificio stile batman girgio e scrostato e la casa di Borges. Nel 1985 lo visitai con un progetto cinematografico sotto il braccio. Il progetto era la trasposizione di alcuni suoi racconti ambientati nel futuro. Per me il futuro allora era il 2002. Maria Kodama, sua moglie, gli aveva letto il mio testo e quindi lui era preparato. Jorge Luis Borges era cieco ed abitava in un modesto appartamentino, senza alcuna decorazione. Una vecchia governante mi ha fatto sedere in un salotto con un unico mobile che conteneva una enciclopedia Britannica. La governante lo condusse in<span>  </span>salotto tiraandolo non dalla mano bensi&#8217; dal fondo della manica, poi gliporto&#8217; un the al llatte che strabordo&#8217; quando lo appoggio&#8217; sul tavo, lui non vedeva. Borges<span>  </span>aveva una faccia da bambino, cme se la sua vecchiaia lo avesse fatto regredire nel tempo. Mi disse subito che il progetto non lo interessava, che io parlavo di macchine, computer, ma che lui non sapeva nenache che cosa fosse un televisore. Mi consiglio&#8217; di levare macchinari dal mio testo, proponendo quindi di ritornare ai suoi racconti cosi&#8217; come lui li aveva scritti. La chiaccherata sul mio progetto duro&#8217; cinque minuti ma passammo poi un paio d&#8217;ore a parlare delle cose piu&#8217; disparate. Della guerra di secessione americana, quella si&#8217; che era stata una guerra con un milione di morti, del fatto che lui non era proprietario di nulla di cio&#8217; che aveva scritto. Di letteratura che lui amava. A un certo punto mi chiese, molto garabatamente se era vero che nei &#8220;kioscos&#8221; che sono i giornalai, c&#8217;erno molte immagini esposte di donne nude. Io dovetti confermare, si creo&#8217; un silenzio, e poi continuo&#8217;: &#8220;e come sono?&#8221; . ho dovuto glissare la risposta.<span>  </span></p>
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		<title>GARAGE OLIMPO E BOLZANETO</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 16:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bechis</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[NUOVA STAMPA Marco Bechis]]></category>

		<category><![CDATA[stampa italiana]]></category>

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I silenzi sul Garage Olimpo di Bolzaneto
&#8230;processo per i fatti di Bolzaneto, scrivono i pubblici ministeri&#8230;giorni, un argentino Garage Olimpo parlano della dignità della&#8230;che accaduto a GenovaBolzaneto. Non è sufficiente un sentimento&#8230;costituzionali. «Bolzaneto è un &#8220;segnale di attenzione&#8230; GIUSEPPE D&#8217; AVANZO

— 19 marzo 2008 —   pagina 1 —   sezione: PRIMA PAGINA





La vergogna di Bolzaneto Garage Olimpo di riviera
&#8230;di fuori, quelli di Bolzaneto, quelli che hanno [...]]]></description>
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<h2><a title="Leggi l'articolo" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/03/19/silenzi-sul-garage-olimpo-di-bolzaneto.html">I silenzi sul Garage Olimpo di Bolzaneto</a></h2>
<p>&#8230;processo per i fatti di <strong>Bolzaneto</strong>, scrivono i pubblici ministeri&#8230;giorni, un argentino <strong>Garage</strong> <strong>Olimpo</strong> parlano della dignità della&#8230;che accaduto a Genova<strong>Bolzaneto</strong>. Non è sufficiente un sentimento&#8230;costituzionali. «<strong>Bolzaneto</strong> è un &#8220;segnale di attenzione&#8230; <em>GIUSEPPE D&#8217; AVANZO</em></p>
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<p class="metadata">— <strong>19 marzo 2008</strong> —   pagina <strong>1</strong> —   sezione: <strong>PRIMA PAGINA</strong></p>
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<h2><a title="Leggi l'articolo" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/07/27/la-vergogna-di-bolzaneto-garage-olimpo-di.html">La vergogna di Bolzaneto Garage Olimpo di riviera</a></h2>
<p>&#8230;di fuori, quelli di <strong>Bolzaneto</strong>, quelli che hanno combinato tutto&#8230;umidità anomala a Genova. <strong>Bolzaneto</strong> ormai significa pestaggi&#8230;mobile è diventata un<strong>Garage</strong> <strong>Olimpo</strong> all&#8217; italiana. Ma ai poliziotti&#8230;scarica. Gli agenti di <strong>Bolzaneto</strong>masticano amarissimo&#8230; <em>MARCO MAROZZI</em></p>
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<p class="metadata">— <strong>27 luglio 2001</strong> —   pagina <strong>4</strong> —   sezione: <strong>POLITICA INTERNA</strong></p>
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<h2><a title="Leggi l'articolo" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/03/17/le-torture-bolzaneto-la-notte-della-democrazia.html">Le torture a Bolzaneto e la notte della democrazia</a></h2>
<p>&#8230;che cosa è accaduto a <strong>Bolzaneto</strong>, nella caserma Nino Bixio del reparto&#8230;penosamente, le violenze di <strong>Bolzaneto</strong> scivoleranno via con una sostanziale impunità&#8230;La caserma di <strong>Bolzaneto</strong> oggi non è più quella di ieri. Con un&#8230;cinquanta metri. È qui il <strong>garage</strong> <strong>Olimpo</strong>. Sul corridoio si aprono&#8230;<em>GIUSEPPE D&#8217; AVANZO</em></p>
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<p class="metadata">— <strong>17 marzo 2008</strong> —   pagina <strong>1</strong> —   sezione: <strong>PRIMA PAGINA</strong></p>
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<h2><a title="Leggi l'articolo" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/03/20/castelli-episodi-isolati-da-punire-ma-ne.html">Castelli: Episodi isolati da punire ma né torture né pestaggi organizzati</a></h2>
<p>&#8230;reggerà nel dibattimento». A <strong>Bolzaneto</strong> non furono sospesi i diritti umani? «Lo nego&#8230;Non ero solo. La visita a <strong>Bolzaneto</strong> fu decisa al momento. Parlai con un fermato, ma non&#8230;gravi non si prescrivono. Se <strong>Bolzaneto</strong> è stato il &#8220;<strong>garage</strong><strong>Olimpo</strong>&#8221; perché hanno contestato&#8230; <em>LIANA MILELLA</em></p>
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<p class="metadata">— <strong>20 marzo 2008</strong> —   pagina <strong>9</strong> —   sezione: <strong>POLITICA INTERNA</strong></p>
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<h2><a title="Leggi l'articolo" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/11/14/il-vuoto-del-diritto.html">IL VUOTO DEL DIRITTO</a></h2>
<p>&#8230;sorprese nel sonno. Come per <strong>Bolzaneto</strong>, questa sentenza avrebbe dovuto spiegare come, perché&#8230;pestaggi della Diaz e le torture di <strong>Bolzaneto</strong> pongono questioni che sarebbe dissennato accantonare o anche soltanto&#8230;si preparano al sonno o nel <strong>garage</strong> <strong>Olimpo</strong> di <strong>Bolzaneto</strong> dove vennero ancora umiliati e torturati. Con&#8230; <em>GIUSEPPE D&#8217; AVANZO</em></p>
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<p class="metadata">— <strong>14 novembre 2008</strong> —   pagina <strong>1</strong> —   sezione: <strong>PRIMA PAGINA</strong></p>
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<h2><a title="Leggi l'articolo" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/09/03/bechis-negli-scontri-del-g8-ho-riconosciuto.html">Bechis: Negli scontri del G8 ho riconosciuto l&#8217;Argentina</a></h2>
<p>&#8230;sudamericana, ma è stato usato, per la caserma <strong>Bolzaneto</strong>, il riferimento al suo <strong>Garage</strong> <strong>Olimpo</strong>. «Non sottoscrivo» dice Bechis «un confronto fuori&#8230;sequestrato bendato &#8220;interrogato&#8221; in un &#8220;<strong>garage</strong>&#8221; e, grazie alla doppia nazionalità, espulso&#8230;</p>
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<p class="metadata">— <strong>03 settembre 2001</strong> —   pagina <strong>32</strong> —   sezione: <strong>SPETTACOLI</strong></p>
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		<title>MARCO BECHIS RISPONDE A BERLUSCONI</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 16:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bechis</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Marco Bechis blog]]></category>

		<category><![CDATA[scritti pubblicati di Marco Bechis]]></category>

		<category><![CDATA[stampa italiana]]></category>

		<category><![CDATA[aereo hercules marina militare argentina]]></category>

		<category><![CDATA[marco bechis]]></category>

		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>

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Una battuta da ignorante non si scherza su questi drammi
Repubblica — 19 febbraio 2009   pagina 11   sezione: POLITICA ESTERA
ROMA - «A volte Berlusconi mi fa quasi tenerezza, è così ignorante dei drammi della nostra storia recente che mette tutto sullo stesso piano, parla dei desaparecidos come se parlasse di calcio o di uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US"><strong>Una battuta da ignorante non si scherza su questi drammi</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">Repubblica — 19 febbraio 2009   pagina 11   sezione: POLITICA ESTERA</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">ROMA - «A volte Berlusconi mi fa quasi tenerezza, è così ignorante dei drammi della nostra storia recente che mette tutto sullo stesso piano, parla dei desaparecidos come se parlasse di calcio o di uno show del sabato sera. È inevitabile che ferisca la suscettibilità di altri paesi, di altre vicende, che conosce per sentito dire e che finiscono nel frullatore delle sue barzellette semplicemente perché non gli interessano». Marco Bechis, il regista che ha raccontato in &#8220;Garage Olimpo&#8221; gli orrori della dittatura argentina, non è sorpreso dalla gaffe di Berlusconi. «Me l&#8217; aspettavo prima o poi&#8230;». Andrebbe ignorato? «No niente affatto. Bisogna sempre sottolineare quando ci sono questo tipo di superficialità. Il premier di un paese non può parlare con leggerezza di una tragedia come la strage di migliaia di argentini (e italoargentini), purtroppo però con Berlusconi ormai ci siamo abituati a questo genere di battute. Per lui è una battuta come tante. Piuttosto mi colpisce un&#8217; altra cosa e se mi permette critico i giornali. Ho come l&#8217; impressione che alcune cose vengano fatte diventare importanti ad arte. Come per parlare d&#8217; altro e questo fa parte anche della strategia comunicativa di Berlusconi. Dico: s&#8217; è appena dimesso Veltroni da segretario del maggior partito d&#8217; opposizione, sta arrivando una crisi economica che potrebbe ave re effetti spaventosi, e sembra che parliamo di questa gaffe quasi per parlare d&#8217; altro». L&#8217; Argentina ha convocato l&#8217; ambasciatore italiano, i parenti delle vittime protestano, forse servirebbero delle scuse&#8230; «Dico di più, rischiando anche di fare un po&#8217; di fantapolitica. In Italia ci sono alcuni magistrati che stanno cercando di ottenere l&#8217; estradizione di Emilio Massera per processarlo. L&#8217; ammiraglio Massera è un massone piduista come lo è stato Berlusconi, era nella giunta insieme a Videla ed era uno dei massimi responsabili del lager dell&#8217; Esma, la Scuola di Meccanica della Marina argentina a Buenos Aires, dove iniziarono &#8220;i voli della morte&#8221; e dove migliaia di persone vennero torturate e uccise. Il governo argentino è sostanzialmente favorevole all&#8217; estradizione e al processo a Roma contro Massera per gli italo-argentini uccisi dai militari. Non vorrei che adesso tutta questa procedura si fermasse per questa crisi diplomatica tra i due paesi. E non vorrei, ma qui probabilmente esagero, che Berlusconi abbia voluto quella gaffe per creare l&#8217; incidente. Per mesi Massera si è sottratto ai magistrati italiani raccontando di vari malanni dovuti all&#8217; età ma, proprio in questi giorni, una commissione medica ha stabilito che può essere sottoposto a processo». - Omero Ciai</span></p>
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<p class="MsoNormal">L&#8217;Unità, 19 febbraio 2009</p>
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<p class="MsoNormal">La giunta militare argentina di Videla, Massera e Agosti aveva escogitato un sistema ingegnoso per l’eliminazione fisica dei desaparecidos, era infallibile e non lasciava tracce. I prigionieri venivano caricati su un aereo Hercules della Marina Militare, a gruppi di venti, narcotizzati con<span>  </span>un’iniezione di Pentotal che li lasciava semi coscienti, senza forze sufficienti per reagire. Il volo in mare aperto durava un paio d’ore, era successo già che corpi lanciati nel vuoto sul Rio de La Plata ritornassero a riva con le mareggiate. Poi, sull’oceano, in mezzo al cielo blu,<span>  </span>durante le belle giornate, i prigionieri venivano lanciati, vivi, nel vuoto. Sono stati eliminati così migliaia di cittadini argentini tra il 1976 e il 1982, tra un campionato del mondo e un altro, per avere dei riferimenti cari al Presidente del Consiglio Italiano. Un solo militare confessò poi di aver partecipato ai “voli della morte”, il capitano Scilingo, disse che il rimorso per quello che aveva fatto gli cominciò dentro il giorno in cui scivolò sul bordo della portiera del Hercules e quasi cadde giù insieme al prigioniero che stava spingendo nel vuoto, lo salvò un suo camerata che prontamente l’agguantò.</p>
<p class="MsoNormal">Se chi scherza, prendesse un giorno uno scivolone volando ad alta quota sul proprio elicottero con la portiera aperta, quel giorno forse queste vicende gli sarebbero più chiare. Ma basterebbe<span>  </span>rispettare la Storia.</p>
<p class="MsoNormal">Marco Bechis</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://riva.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/02/18/a-berlusconi-o-a-chi-per-lui/">blog di Gigi Riva</a></p>
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		<title>LA TERRE DES HOMMES ROUGES</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 11:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bechis</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Marco Bechis blog]]></category>

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		<description><![CDATA[il film esce nelle sale della Francia il 17 dicembre 2008
SITO FRANCIA
http://www.ocean-films.com/laterredeshommesrouges/
 
Il film è nelle sale del Brasile dal 28 novembre 2008
SITO BRASILE
http://www.terravermelhaofilme.com.br/
 
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			<content:encoded><![CDATA[<p>il film esce nelle sale della Francia il 17 dicembre 2008</p>
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<p>Il film è nelle sale del Brasile dal 28 novembre 2008</p>
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		<title>il film in Brasile</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 16:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bechis</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In Brasile il film si chiama TERRA VERMELHA. Il 16 ottobre ha inaugurato la Mostra de Cinema de São Paulo, è stao visto da ottocento persone, gente del cinema, giornalisti, politici. Le risposte sono state ottime.

Poi a Dourados, due proiezioni, una solo per i leaders indigeni e gli attori del film, una seconda allargando ai bianchi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Brasile il film si chiama TERRA VERMELHA. Il 16 ottobre ha inaugurato la Mostra de Cinema de São Paulo, è stao visto da ottocento persone, gente del cinema, giornalisti, politici. Le risposte sono state ottime.</p>
<p><a href="http://www.birdwatchersfilm.com/news/wp-content/uploads/2008/10/ambrosio-kiki-abrisio-sp.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-266" title="ambrosio-kiki-abrisio-sp" src="http://www.birdwatchersfilm.com/news/wp-content/uploads/2008/10/ambrosio-kiki-abrisio-sp-300x225.jpg" alt="Ambrosio Kiki e Abrisio alla festa dopo la presentazione a San Paolo" width="300" height="225" /></a><a href="http://www.birdwatchersfilm.com/news/wp-content/uploads/2008/10/img_0654.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-268" title="img_0654" src="http://www.birdwatchersfilm.com/news/wp-content/uploads/2008/10/img_0654-300x225.jpg" alt="Eliane e Abrisio em Brasilia" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Poi a Dourados, due proiezioni, una solo per i leaders indigeni e gli attori del film, una seconda allargando ai bianchi di della città. Il Sindaco ha introdotto il film, era impressionante vedere quei trecento indigeni in una sala di cinema, mescolati a qualche bianco curioso e coraggioso. </p>
<p>Durante il film risate indigene, commenti a voce alta, bambini che frignavano, come nelle proiezioni di cinquant&#8217;anni fa. Era la prima volta che vedevano un film al cinema, e stavano vedendo un film in guaranì, la loro lingua.</p>
<p>Mi sono sempre chiesto come sarebbe stato ricevuto il film qui in Brasile, il paese dove le cose raccontate succedono. Ed ho capito che la distanza che separa il mio sguardo da quello dei kaiowa&#8217;, è minore molti brasiliani, che abitino a San Paolo o a Dourados, poco importa, c&#8217;è di mezzo tra me e loro un aereo in più.</p>
<p>E&#8217; la curiosità che mi ha spinto fin laggiù e se la curiosità manca, le distanze rimangono incommensurabili, ovunque si abiti.</p>
<p>Atana&#8217;, lo sciamano che appare qualche secondo nel film quando un pulmino arriva di notte durante la preparazione dell&#8217;invasione (il secondo da sinistra), mi ha detto: &#8220;Non mi immaginavo questo&#8221;, me lo diceva sorridendo, con la consapevolezza di un&#8217;arma in più tra le mani: il film.</p>
<p><a href="http://www.birdwatchersfilm.com/news/wp-content/uploads/2008/10/img_06601.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-269" title="img_06601" src="http://www.birdwatchersfilm.com/news/wp-content/uploads/2008/10/img_06601-300x225.jpg" alt="Brasilia" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Bechis: &#8220;Nel mio film la paura dell&#8217;altro&#8221;Giornale di Reggio - 18 settembre</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 13:14:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Mattia Bacchetti
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mattia Bacchetti</strong></p>
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		<title>Bechis e la terra degli indiosIl Resto del Carlino - 18 settembre</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 13:10:42 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Monica Rossi</strong></p>
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		<title>Birdwatchers - La terra degli uomini rossiPolisQuotidiano di parma - settembre</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 13:07:19 +0000</pubDate>
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		<title>Ritratti di indios d&#8217;AmericaPolisQuotidiano di Parma - settembre</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 13:03:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficio stampa</dc:creator>
		
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polisquotidiano_parma


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			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Michele Zanlari</strong></p>
<p><a href="http://www.birdwatchersfilm.com/news/wp-content/uploads/2008/09/polisquotidiano_parma11.pdf">polisquotidiano_parma</a></p>
<p><a href="http://www.birdwatchersfilm.com/news/wp-content/uploads/2008/09/polisquotidiano_parma1.pdf"></p>
<p></a></p>
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		<title>Terra di confineFilm Tv numero 36 - settembre</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 20:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficio stampa</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[di Mauro Gervasini
Mato Grosso do Sud, al confine con il Paraguay, oggi. Lo scenario non è propriamente quello descritto nei fumetti di Mister No. I ricchi fazenderos bianchi sfruttano la terra e scacciano la noia intrattenendo i turisti che vengono a vedere gli uccelli esotici (sono loro i Birdwatchers del titolo internazionale). Gli indios, invece, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mauro Gervasini</strong></p>
<p>Mato Grosso do Sud, al confine con il Paraguay, oggi. Lo scenario non è propriamente quello descritto nei fumetti di Mister No. I ricchi fazenderos bianchi sfruttano la terra e scacciano la noia intrattenendo i turisti che vengono a vedere gli uccelli esotici (sono loro i Birdwatchers del titolo internazionale). Gli indios, invece, restano ai margini, a contemplare la distruzione sistematica della foresta amazzonica. Vivono nelle riserve come i pellerossa, con i quali condividono condizioni di miseria assoluta e alti tassi di alcolismo. E molti muoiono suicidi, ancora giovanissimi. Proprio un suicidio scatena la ribellione di alcuni di loro, guidati da un capo, Nadio, e da uno sciamano, che si accampano ai bordi del “latifondo” reclamando quello che è loro per diritto naturale: la terra, la vita. Questa la storia di La terra degli uomini rossi. Birdwatchers, quinto film di Marco Bechis, in concorso alla 65ª Mostra del Cinema di Venezia. «Ho voluto raccontare una realtà spaventosa - spiega il regista - sconosciuta al pubblico occidentale e che invece è detonante in tutta l’America Latina. Il problema dello sterminio e della marginalizzazione degli indios è macroscopico in Brasile ma comune a molti paesi sudamericani, compresa l’Argentina».</p>
<p><strong>Un ulteriore film ambientato in quel continente. Il tuo interesse per storie così  si spiega anche con la tua biografia?</p>
<p></strong></p>
<p>È vero, sono nato e cresciuto in America Latina ma sono italiano, e vivo da trent’anni a Milano. Anche in Argentina, comunque, in casa mia si parlava italiano. Non vedo perché se racconti una storia di mafia appartieni a tutti gli effetti alla tua cultura e se invece ti occupi di desaparecidos o indios sei considerato apolide e straniero. Sinceramente, non credo che conti il soggetto, ma lo sguardo. Il mio vuole essere quello di un europeo consapevole che le problematiche del mondo latinoamericano ci riguardano. La scoperta dell’America, che ha scatenato il più grande genocidio della storia umana, viene vissuta in Europa come evento lontano e storicizzato, ma non è così nei luoghi che l’hanno subita.</p>
<p><strong>Il fatto che in Sud America stia crescendo una coscienza indigena è contingente o strutturale?</p>
<p></strong></p>
<p>È assolutamente fondamentale. In Bolivia è al governo un indio, Morales, che ha avuto alle ultime elezioni la maggiornaza assoluta dei voti. In Paraguay ha appena vinto Lugo, ex vescovo cattolico, fautore di una radicale politica indigenista. Anche Chavez in Venezuela, nonostante sia un militare, si è mosso in questo senso.</p>
<p><strong>D’accordo, ma il tuo film è ambientato in Brasile, che per ampiezza e popolazione è quasi un continente a se stante, dove è forse difficile parlare di un’inversione di tendenza…</p>
<p></strong></p>
<p>La situazione è più complessa. Il presidente Lula aveva fatto sperare in un cambiamento radicale, ma anche lui è condizionato dagli enormi interessi in campo, soprattutto nello sfruttamento delle risorse naturali. La devastazione dell’Amazzonia, magari per fare posto alle coltivazioni di soia transgenica della multinazionale Monsanto come in Mato Grosso, mette a repentaglio non solo un ecosistema ma anche una struttura sociale e culturale, come appunto quella degli indios. Che per la Costituzione brasiliana non possono essere considerati “proprietari” della loro terra, ma solo usufruttuari. Questo è appunto lo sfondo del mio film. Ma io credo che la presa di coscienza dei diritti da parte delle popolazioni indigene sia inarrestabile. Del resto, si narra che Montezuma profetizzò una rivincita dei popoli indigeni sugli usurpatori cinquecento anni dopo il loro arrivo. E cinquecento anni sono passati…</p>
<p><strong>Nonostante attori importanti come Chiara Caselli e Claudio Santamaria, si percepisce una tua adesione quasi carnale al punto di vista degli indios…</strong></p>
<p>Era uno degli obiettivi del film. Se tu guardi ad altre produzioni che hanno raccontato il mondo degli indigeni sudamericani, ti rendi conto che questi finiscono sempre per essere dei comprimari, anche se il regista vuole dimostrare sensibilità nei confronti dei temi che li riguardano. Pensa a Mission, tanto per fare un esempio, e ti vengono in mente Robert De Niro e Jeremy Irons. Mi piacerebbe che in futuro, invece, ripensando o rivedendo La terra degli uomini rossi, fossero Ambrosio Vilhalva che interpreta Nadio o gli altri suoi compagni a essere subito identificati come i veri protagonisti della storia.</p>
<p><strong>A scatenare la ribellione di Nadio e dello sciamano è l’ennesimo suicidio. Però non è provata la correlazione tra suicidi e oppressione sociale. In Europa, il paese dove ci si suicida di più è la Svezia, uno di quelli dove si vive meglio…</strong></p>
<p>L’alto tasso di suicidi tra le popolazioni indigene in Brasile è un fatto. Il film però non sostiene un rapporto di causa-effetto tra dramma sociale e oppressione dei bianchi. Occorre prima di tutto uno sforzo culturale. Il ragazzo che si toglie la vita, magari per un dispiacere che potremmo considerare minimo, come il rifiuto di una ragazza, pensa con la morte di finire in un posto migliore, non c’è dunque alcuna traccia di nichilismo nel suo gesto. L’accento va posto sull’altro termine della questione, ovvero sulla convinzione da parte dei giovani indios che il mondo nel quale vivono sia il… peggiore. Per questo ci si ribella, per cambiare con i fatti questa tragica percezione.</p>
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